PRP (Platelet Rich Plasma) – Cosa è, a cosa serve

La Medicina e la Chirurgia Rigenerativa rappresentano un campo di ricerca innovativo e avanzato, sebbene siano ormai alcuni i decenni di studio e di esperienza alle spalle. Si tratta di quel campo della medicina che utilizza procedure terapeutiche che rallentano i processi patologici e stimolano la “rigenerazione” dei tessuti danneggiati. Le opzioni in questo ambito vanno dall’uso delle cellule staminali al PRP.

In particolare, il PRP ha assunto negli ultimi anni un ruolo centrale. Si tratta di un emoderivato, cioè un prodotto ottenuto dal sangue. In Medicina e Chirurgia Rigenerativa si fa uso del proprio sangue.

L’acronimo “PRP” deriva dalle iniziali, in lingua inglese, della denominazione comunemente in uso a livello internazionale: “Platelet Rich Plasma” ovvero Plasma aRricchito di Piastrine (PRP).

Parliamo quindi di sangue intero, il proprio, ottenuto con un comune prelievo venoso. Da questo, viene isolata e concentrata una delle sue componenti: le piastrine (Platelets: piastrine in inglese).

Il ruolo delle piastrine e dei fattori di crescita

Le piastrine sono componenti del sangue e svolgono un ruolo fondamentale in caso di emorragia. Contribuiscono infatti all’arresto del sanguinamento, sono coinvolte nei processi di coagulazione e contribuiscono ai fenomeni di cicatrizzazione e riparazione. Da molti anni però si è scoperto che in questi processi sono implicate numerose sostanze che si trovano al loro interno, sinteticamente chiamate “fattori di crescita”. L’attenzione su queste sostanze, va ricordato, risale agli anni ’50. Tra le prime studiate furono, seppur in un differente ambito, quelle ad azione sul sistema nervoso ed epidermico (NGF, EGF). Quegli studi valsero il premio Nobel a Rita Levi Montalcini e Stanley Cohen nel 1986 e da quel momento in poi le ricerche si sono ampiamente diffuse al fine di conoscere meglio tali sostanze e valutarne il possibile impiego nella pratica clinica.

È stato prima ipotizzato, poi dimostrato, che i fattori di crescita di origine piastrinica, così come svolgono un’azione fondamentale nei processi di coagulazione e riparazione del danno tissutale in caso di emorragia, potessero essere utilizzati nei processi di riparazione anche in altri distretti.

È quindi iniziato l’uso di questi emoderivati con buoni risultati nel favorire i processi di guarigione nei vari tessuti affetti da fenomeni degenerativi quale l’invecchiamento e in patologie di altra natura.

Tra le prime sperimentazioni da ricordare quelle in Chirurgia Maxillofacciale e Odontoiatria. Successivamente l’utilizzo si è esteso, in Chirurgia Plastica alle lesioni cutanee croniche ma anche al trattamento dei fenomeni di usura dell’apparato osteoarticolare sia fisiologici dovuti all’età, sia di quelli in età meno avanzata conseguenti ad alterazioni post traumatiche o da usura precoce dei suoi componenti: ossa, muscoli, tendini ed articolazioni.

Come si ottiene il PRP

L’utilizzo nella pratica clinica del PRP avviene tramite il “trattamento” del sangue al fine di concentrare le piastrine nel campione prelevato. È necessario ottenere infatti un preparato in cui il numero di piastrine sia aumentato rispetto a quanto presente in condizioni normali. Questo processo è un controllato” procedimento di centrifugazione e separazione del sangue che permette di ottenere un prodotto in cui le piastrine sono concentrate diverse volte (tra 5 e 7 volte) rispetto alle condizioni di base, appunto il Plasma aRricchito di Piastrine (PRP).

Un po’ di storia.

Uno dei pionieri del PRP, Robert Marx, già sul finire del secolo scorso pubblicava sulla stampa internazionale, articoli sull’utilizzo di questo emoderivato sottolineando la necessità di estremo rigore circa le modalità di preparazione ed utilizzo del PRP.

Dal 2015 l’uso del PRP è stato regolamentato dalla legislazione italiana.

Attualmente, nel nostro paese, l’uso del PRP è stato regolamentato da una normativa nazionale. In particolare, dal Decreto del Ministero della Salute del 2 novembre 2015, pubblicato in G.U. il 28 dicembre 2015. Oltre a stabilire i criteri qualitativi e quantitativi per la preparazione e somministrazione del PRP, la legislazione italiana stabilisce che queste procedure debbano essere effettuate in “strutture autorizzate dai centri trasfusionali” di riferimento che verificano e certificano la qualità delle procedure di produzione e somministrazione.

L’utilizzo del PRP prevede protocolli standardizzati

Presso le sedi del Gruppo Marilab siamo in grado di includere l’uso del “PRP” tra le procedure avanzate disponibili per i pazienti ed il suo utilizzo è iniziato da alcuni mesi.

Seguiamo un rigoroso percorso di selezione dei “dispositivi” usati per la produzione del PRP in accordo con il Centro trasfusionale del Campus Biomedico che ha dato l’autorizzazione prevista dalla normativa al nostro centro Medilab.

Il nostro protocollo prevede la presa in carico del paziente con valutazione delle indicazioni, controindicazioni, la corretta informazione sulle possibili alternative e sui risultati attesi. La somministrazione avviene in tre sedute a distanza di quindici giorni l’una dall’altra.

In ogni seduta vengono effettuati il prelievo, la preparazione e la somministrazione del PRP. Sono previsti controlli periodici gratuiti a distanza prefissata, fino al compimento dei 12 mesi dal trattamento.

Solo così riteniamo possibile offrire un trattamento innovativo e all’avanguardia, che deve essere gestito con il massimo rigore, come previsto dalla legislazione italiana.

Preme sottolineare che i risultati, molto incoraggianti, sono legati ad un’azione sul sito danneggiato con riduzione dei processi infiammatori ed un conseguente miglioramento della sintomatologia talvolta sorprendente per entità e durata.

Indicazioni, controindicazioni e applicazioni in Ortopedia e Traumatologia

L’indicazione all’uso del PRP rappresenta, in ambito ortopedico, uno strumento sicuro, efficace e con poche controindicazioni. Tuttavia, va sottolineato che il suo utilizzo non è la soluzione di tutte le problematiche di tipo ortopedico.

L’uso del PRP è sempre preceduto, nei protocolli predisposti a Marilab, da visite in cui lo specialista, oltre a verificare con il paziente la validità del trattamento, valuta la presenza delle condizioni necessarie al corretto uso del PRP oltre che l’assenza di controindicazioni.

Queste ultime sono legate principalmente alla presenza di patologia oncologica e all’utilizzo di farmaci quali l’acido acetilsalicilico o altri antinfiammatori. Le altre controindicazioni o precauzioni derivano dalla presenza di stati infiammatori e dalla verifica della presenza di un numero adeguato (> 200.000/250.000 per mmc) di piastrine, nel sangue del paziente, valutabile mediante un semplice emocromo.

Le principali indicazioni sono rappresentate da:

  • patologia degenerativa della cartilagine articolare sia primitiva che secondaria (ad esempio dopo trauma) fino agli stadi iniziali ed intermedi dell’artrosi (specie al di sotto dei 65 anni)
  • patologia tendinea e muscolare (anch’esse sia primitiva che post traumatica)

In linea di massima, i risultati migliori si ottengono con pazienti di età compresa tra i 18 ed i 65 anni anche se questa raccomandazione non va intesa come rigida esclusione degli over 65, ma può essere derogata in seguito ad un’accurata valutazione dello specialista.