onde d'urto

Onde d’urto focali: cosa sono, differenza con le radiali e quando sono indicate

La terapia con onde d’urto extracorporee (ESWT) è una metodica non invasiva ampiamente utilizzata nel trattamento delle patologie muscoloscheletriche, in particolare nelle tendinopatie croniche. Introdotta inizialmente negli anni ’80 in ambito urologico per il trattamento dei calcoli renali, ha successivamente trovato applicazione in ambito ortopedico e fisiatrico grazie agli effetti biologici osservati sui tessuti.

Cosa sono le onde d’urto focali e come funzionano

Le onde d’urto focali sono onde acustiche ad alta energia caratterizzate da un rapido aumento della pressione seguito da una fase di pressione negativa. La loro peculiarità è la capacità di concentrare l’energia in un punto preciso, definito “fuoco”, permettendo di raggiungere tessuti anche profondi con elevata precisione.

Questo stimolo meccanico attiva una serie di processi biologici attraverso il fenomeno della meccanotrasduzione, ovvero la conversione di uno stimolo fisico in segnali cellulari. Ne derivano effetti importanti come:

  • stimolazione dell’angiogenesi e della vascolarizzazione locale
  • modulazione dell’infiammazione cronica
  • effetto analgesico attraverso meccanismi di neuromodulazione
  • attivazione di processi rigenerativi con aumento della sintesi di collagene
  • disgregazione dei depositi calcifici
  • stimolo ai processi riparativi del tessuto osseo

Questi effetti rendono le onde d’urto focali una terapia biologicamente attiva, con un’azione mirata e dose-dipendente.

Differenza tra onde d’urto focali e radiali

Le onde d’urto focali e radiali vengono spesso considerate simili, ma in realtà presentano caratteristiche fisiche, biologiche e cliniche differenti.

Le onde d’urto focali sono onde acustiche ad alta energia che vengono concentrate in profondità su un punto preciso. Questo consente di trattare strutture profonde, come tendini inserzionali o tessuto osseo, con grande accuratezza. Hanno una profondità di azione elevata (fino a circa 10 cm) e una marcata capacità di stimolare processi rigenerativi, oltre a essere particolarmente efficaci nella frammentazione delle calcificazioni.

Le onde d’urto radiali, invece, sono onde pressorie a energia più bassa che si diffondono dalla superficie cutanea verso i tessuti sottostanti in modo divergente. L’energia si disperde progressivamente e l’azione è quindi più superficiale (circa 2–4 cm). Il loro effetto è prevalentemente analgesico e di stimolo della microcircolazione, risultando particolarmente utili nelle patologie miofasciali e nelle tendinopatie superficiali.

Dal punto di vista clinico, le onde focali sono più indicate nelle patologie profonde, nelle calcificazioni e nelle problematiche ossee come pseudoartrosi o ritardi di consolidazione. Le onde radiali trovano invece maggiore impiego nelle condizioni superficiali come epicondilite, trigger points e dolore miofasciale.

Le due tecnologie non sono quindi sovrapponibili, ma complementari: la scelta dipende dalla profondità del tessuto da trattare, dal tipo di patologia e dall’obiettivo terapeutico.

Quali patologie si curano con le onde d’urto focali

Le onde d’urto focali trovano indicazione in numerose patologie muscoloscheletriche, soprattutto quando queste assumono un carattere cronico o risultano resistenti ad altri trattamenti.

Tra le principali indicazioni troviamo:

  • tendinopatia calcifica e non calcifica della spalla (cuffia dei rotatori)
  • epicondilite (gomito del tennista)
  • tendinopatia glutea (trocanterite)
  • tendinopatia achillea
  • tendinopatia rotulea
  • fascite plantare con o senza spina calcaneare
  • ritardi di consolidazione ossea e pseudoartrosi
  • fratture da stress
  • edema osseo e algodistrofia

Le onde d’urto focali rappresentano una terapia ampiamente studiata e supportata da una solida letteratura scientifica. Numerose evidenze hanno dimostrato la loro efficacia nel trattamento delle tendinopatie croniche e delle patologie ossee, con miglioramenti significativi in termini di dolore e funzione in una elevata percentuale di pazienti. I risultati sono particolarmente evidenti quando il trattamento viene correttamente indicato e inserito all’interno di un percorso terapeutico integrato.

Il trattamento è doloroso?

Il trattamento con onde d’urto può risultare fastidioso o moderatamente doloroso, soprattutto nelle prime sedute e nelle aree più sensibili o infiammate.

L’intensità del dolore è comunque variabile e dipende da diversi fattori, tra cui:

  • la sede trattata
  • il tipo di patologia
  • il livello di energia utilizzato
  • la sensibilità individuale del paziente

Nella maggior parte dei casi il fastidio è ben tollerato e di breve durata. Durante il trattamento è possibile modulare i parametri per migliorare il comfort del paziente.

In situazioni selezionate, soprattutto con onde d’urto focali ad alta energia, può essere presa in considerazione l’anestesia locale, anche se spesso non è necessaria.

Quante sedute servono?

Il numero di sedute varia in base alla patologia, alla sua gravità e alla risposta individuale del paziente.

In generale, i protocolli prevedono:

  • circa 3–5 sedute complessive
  • intervalli di 3–7 giorni tra una seduta e l’altra

Ogni seduta prevede solitamente tra 1500 e 3000 impulsi, con parametri modulati in base alla tolleranza e all’obiettivo terapeutico.

È importante sottolineare che il trattamento deve essere personalizzato e spesso integrato con esercizi terapeutici e altre strategie riabilitative per ottenere risultati più duraturi.

Ci sono controindicazioni?

La terapia con onde d’urto è considerata sicura e ben tollerata, soprattutto se eseguita da personale esperto.

Gli effetti collaterali più comuni sono lievi e transitori, come:

  • dolore o fastidio durante il trattamento
  • arrossamento cutaneo
  • piccole ecchimosi

Questi sintomi tendono a risolversi spontaneamente in breve tempo.

Le principali controindicazioni (assolute e relative) includono:

  • gravidanza
  • neoplasie nella zona da trattare
  • infezioni attive
  • terapia anticoagulante
  • presenza di pacemaker o dispositivi elettronici in prossimità dell’area trattata

Altre condizioni da valutare con attenzione sono la fragilità ossea marcata, le neuropatie importanti e il trattamento in aree anatomiche delicate.

Per questo motivo è sempre fondamentale una valutazione clinica preliminare, che permetta di personalizzare il trattamento e ridurre al minimo i rischi.

AUTORE

Dott. Federico Martello, Medico Fisiatra | Marilab Center OstiaV.le A. Zambrini 14

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